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Salesiani Cooperatori

Don Bosco disse nel 1886: ”...E’ la mano di Dio che si serve dei Cooperatori...”.

Il compito dei Salesiani Cooperatori consiste nel mettere in pratica il vangelo seguendo lo spirito salesiano e di don Bosco. Nel 1876 l’associazione fu riconosciuta dal Papa beato Pio IX, che la definì “Una via che porta alla santità”, ed una delle persone che vi entrò a far parte fu proprio la venerabile mamma Margherita, la mamma di don Bosco. La figura del Salesiano Cooperatore venne in mente a don Bosco quando si accorse che non tutti i ragazzi dell’oratorio volevano diventare preti; egli riuscì a pensare ad un modo diverso affinché le persone che non volevano diventare preti o suore potessero continuare a dare una mano nell’oratorio(e sapete quanto ce ne fosse bisogno), e quindi fondò questo gruppo che avrebbe appunto dovuto “Cooperare” per il buon funzionamento dell’oratorio.

Il salesiano Cooperatore, quindi, è come se fosse salesiano “esterno”, non prete, ed è mandato da Dio per amarlo e servirlo, soprattutto con i giovani.

Fare il Cooperatore, quindi, significa:

· Sentirsi attratti dalla figura di don Bosco;

· Stare molto attenti ai problemi dei giovani;

· Avere il gusto della vita cristiana autentica;

· Voler prendere sul serio il vangelo.

Essi, come figli laici di don Bosco hanno un forte legame con i salesiani preti, ed insieme a questi condividono lo stesso “Capo”, che è il Rettor Maggiore.

Naturalmente il loro essere Cooperatori lo devono  manifestare in generale nel matrimonio dimostrando una grande fede in Dio.

Per concludere, i valori del vero Salesiano Cooperatore devono essere l’operosità, l’onestà e la coerenza tra vita e fede.

   
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